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Sylvie Giustinetti perseguitata da un noto politico: “Mi propose una candidatura, voleva che lo sculacciassi”

sylvie giustinetti - ti odio da morireStavo lavorando a tutt’altro quando mi chiamò Sylvie. Non so perché ma, di primo acchito, vedendo il suo numero sul display del telefonino mi preoccupai, pensando subito che potesse essere accaduto qualcosa di negativo. In fondo dall’ultima intervista non c’eravamo più sentiti, perché mai avrebbe dovuto chiamarmi? La telefonata fu telegrafica, parlammo giusto il tempo per fissare un appuntamento un’ora dopo in un bar a Cernobbio. C’era qualcosa di molto importante di cui voleva parlarmi.  Dopo il primo quarto d’ora di ritardo cominciai a spazientirmi e, proprio quando mi decisi a chiamarla, mi si materializzò davanti, bellissima ma con gli occhi sempre coperti dai suoi occhialoni neri che, uniti al suo atteggiamento, assumevano la funzione di un vero e proprio muro: quello che le piaceva erigere tra sé ed i suoi interlocutori. Pensandoci bene la sua era una tattica molto intelligente, perché ogni sua concessione, anche la più banale, acquistava un valore incommensurabile.  Confesso che immediatamente dopo questa breve riflessione il mio sguardo cadde sul suo seno, fasciato da un top bianco sotto al quale, ovviamente, non indossava nulla. “Embè? Sei venuto per guardarmi le tette o per sentire cosa ho da dirti?”.

Ehm… scusa, ero sovrappensiero… certo che m’interessa sapere cos’hai da dirmi, altrimenti non sarei qui…

Bene. Vedi, quello di cui sto per parlarti è un argomento molto intimo ed imbarazzante, non solo per me. Per questo motivo me lo sono tenuta dentro per tanto tempo, mesi passati a rimuginare, a distruggermi interiormente perché non avevo il coraggio di parlarne con nessuno. Mi vergognavo, capisci?

Certo, in queste situazioni non avere nessuno con cui sfogarsi puo’ essere devastante.  Però, di solito, questi sono argomenti che si confidano al fidanzato o alla migliore amica, perché hai scelto proprio noi?

Perché la gente deve sapere. Io sono molto sensibile ai temi sociali, m’interesso anche di politica, nel senso che leggo, ascolto… insomma, ho le mie idee e da mesi non si sente altro che parlare di tutte queste voci su fatti che dovrebbero appartenere alla sfera privata… sì, insomma, questo mi far star male, credimi.

Ti credo, ma cosa c’entra con quello che hai da dirmi?

C’entra, perché l’episodio che sto per raccontarti riguarda proprio questo genere di notizie, ed è vero, capisci? Mi è successo ormai qualche tempo fa e non riesco più a liberarmene, è come se fosse un fantasma. Che mi perseguita.

Caspita, adesso mi hai incuriosito, dimmi, cosa ti è successo?

In quel periodo ero a Como, e un giorno ricevo la telefonata di un gallerista di Roma, un mio amico, che di tanto in tanto vende qualcuno dei miei quadri.  Mi disse che un politico molto importante voleva conoscermi perché le mie opere gli erano piaciute parecchio, e aveva intenzione di acquistarne più d’una.

E fino a qui non c’è nulla di strano…

Lo so, ma io per scelta non ho mai incontrato i miei clienti, addirittura non sanno nemmeno come mi chiamo…

Infatti non ho mai visto una tua opera ma, scusa, come fai?

Uso uno pseudonimo, solo alcuni galleristi (tutte persone fidate) sanno chi sono, addirittura alcuni li faccio contattare da terze persone, proprio perché non voglio svelare la mia identità.

Perché tutto questo? In fondo si tratta della tua arte.

Vuoi sapere qual è il problema? Il mio aspetto fisico!

Scusa? Ma se sei di una bellezza disarmante!

Grazie… ehm, ma il punto è che quando mi vedono tutti fanno i lumaconi, e immediatamente ci provano. La mia arte voglio venderla perché piace, non perché chi la compra spera di farsi una scopata con me. Così ho deciso di crearmi uno pseudonimo, che ovviamente non ti dirò, dietro al quale nascondermi. In tanti mi scrivono su Facebook, chiedendomi perché su internet non trovano i miei quadri o la mia rassegna stampa… ecco la risposta.

Non potevi essere più chiara. Ma torniamo al politico…

Questo mio amico mi convince ad incontrarlo perché, a suo dire, oltre a comprare diversi quadri, mi avrebbe aiutata organizzandomi mostre di alto livello, insomma, la cosa era molto interessante, così pensai che valesse la pena fare uno strappo alla regola, e decisi d’incontrarlo.

Interessante,continua…

Fissammo l’appuntamento un paio di giorni dopo, a Roma, in un ristorante molto carino, vicino a Montecitorio. Doveva esserci anche il gallerista ma, appena dieci minuti prima, mi mandò un sms con il quale mi disse che aveva avuto un imprevisto, così mi presentai da sola.  Il politico in questione mi accolse benissimo e…

Senti, però devi dirmi chi è…

Eh eh, questo te lo puoi scordare!

Dai, almeno il partito…

Manco morta!

Va bene, ma qualcosa dovrai pur dirmi! Era uno dei tanti o un politico di livello assoluto?

Uno dei leaders nazionali, di quelli che vediamo a Porta a Porta o a cui i giornali dedicano i loro editoriali.

Però… per caso era un Ministro?

Sì.

E in che periodo l’hai conosciuto?

Senti Francesco, ma te mi ha preso per una cretina? Se ti dico il periodo in cui era Ministro ti ho detto tutto… t’interessa sapere cos’è successo o no?

Sempre il solito caratterino… dai, vai avanti.

Lui fu molto gentile, persona colta, affascinante… così accettai di continuare la conversazione in uno dei suoi appartamenti. Sapevo benissimo dove volesse andare a parare, ma confesso che la cosa non mi dispiaceva affatto, anzi! Durante il tragitto mi disse che per me aveva pensato ad un ruolo di primo piano nell’ambito della cultura, un grande progetto di cui io sarei stata la protagonista assoluta…

Certo, certo… non dirmi che ci hai creduto!

E perché non avrei dovuto? D’altra parte io, oltre ad essere un’artista, ho anche fatto studi specifici, conosco il mio valore, che ti credi? Comunque, lui diceva che l’età e la formazione erano i miei punti di forza, perché in quel momento tutti i partiti volevano puntare su giovani e donne, compreso il suo. Volevano volti nuovi, ed io potevo fare al caso loro.

Ti propose di candidarti?

Anche. Mi disse che se avessi accettato l’incarico nel partito, lo sbocco naturale sarebbe stato un posto in lista alle elezioni…

Ah ah, mi pare ovvio… e tu accettasti?

Assolutamente no! Non subito, almeno. Dimostrai interesse, questo sì, ma stetti attenta a non fami vedere troppo entusiasta, d’altra parte era stato lui a cercarmi, quindi, se davvero mi voleva, doveva sudare per convincermi, ti pare? Una volta a casa sua bevemmo qualcosa e chiacchierammo del più e del meno, fino a quando…

Fino a quando?

Non ci provò spudoratamente.  Ed io ero molto, molto calda… hai capito in che senso, vero?

Ehmm… sì…

Non avevo dubbi. Così mi lasciai andare, nella speranza che lui fosse prestante come sembrava. Ma fu proprio in quel momento che successe  l’inaspettato:  si abbassò i pantaloni e mi chiese di… sì insomma, mi chiese di sculacciarlo…

Scusa?

Sì, voleva essere sculacciato! Mi disse che gli piaceva fare questi “giochini”, come farsi legare e farsi picchiare, mi mostrò anche alcuni “attrezzi”…

E tu?

Io l’ho insultato! Mi sono alzata e gli ho chiesto di riaccompagnarmi subito in albergo, e lui cominciò ad implorarmi di non dire nulla a nessuno, dicendomi che in cambio mi avrebbe dato qualsiasi cosa. Mi faceva talmente schifo che non lo ascoltai nemmeno, presi la mia borsa e uscii sbattendo la porta.

Dev’essere stata un’esperienza umiliante…

Lo è stata, ma non è finita qui, perché la sera stessa cominciò a tempestarmi di telefonate, all’inizio cercava di scusarsi, di fare il gentile, ma poi cominciò a chiedermi cose vomitevoli…

Del tipo?

Voleva che gli dicessi frasi sconce, che gli mandassi mie foto… diceva che se non l’avessi fatto avrebbe fatto in modo di farmela pagare… mi ricattava lo stronzo!

Non ho parole, credimi. Non hai mai pensato di denunciarlo?

Chi, lui? Mi avrebbero presa per una mitomane, e poi chissà da quale telefono mi chiamava, di certo non il suo. Così, per evitare altri problemi, cambiai numero, evidentemente lui capì, perché non si fece più sentire.

Capisco, è davvero molto triste quello che stai dicendo, immagino che tu abbia fatto molta fatica per superare lo shock.

Guarda, io non sono certo una santa, anzi, sono una persona molto disinibita, sessualmente potrei definirmi una libertina. Adoro il sesso e lo faccio senza pormi troppe domande, se un uomo mi piace me lo scopo, mi diverto, e poi amici come prima. Però quella persona riuscì a farmi vivere, per la prima volta, un senso di squallore assoluto. Pensa che per mesi non ne volli sapere di voi uomini…

Beh, adesso non generalizzare, non siamo mica tutti così!

Anche perché, in tal caso, la razza umana si sarebbe estinta da quel dì…

Senti, adesso l’hai superata?

Non del tutto, ma la nostra chiacchierata di oggi mi servirà molto, finalmente mi sono tolta questo peso, e sto già meglio.

Questo mi rende felice, davvero. Sicura di non voler fare  giustizia fino in fondo dicendo il nome del politico?

No, la sua punizione peggiore è guardarsi allo specchio e fare i conti con la sua coscienza e, prima o dopo, questo accadrà.

Bene Sylvie, direi che la nostra chiacchierata puo’ dirsi conclusa e che tu confermi di essere un personaggio sempre più interessante, grazie.

Grazie a te… ah, guarda che se continui così me le consumi…

Cosa?

Le tette, o sei strabico o non hai smesso per un attimo di guardarmele! E poi dici che voi uomini non siete tutti uguali… mah…

Sono costretto a darti ragione però, se ne avessi l’opportunità, stai pur certa che non ti chiederei certo di sculacciarmi, cara Sylvie.

PS: Quella che avete appena letto è la mitica intervista che scatenò tutto questo: https://tiodiodamorire.files.wordpress.com/2009/08/novella2000.jpg

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